Le fonti dell’innovazione

Distinguiamo nel seguito due grandi categorie: fonti interne e fonti esterne.

2. Fonti interne

La fonte interna per eccellenza è rappresentata da attività di R&S svolta nei laboratori dell’impresa, impiegando personale specializzato a tempo pieno allo scopo di condurre attività di ricerca esplorativa alla frontiera della conoscenza (dell’impresa), o attività di sviluppo di prototipi di nuovi prodotti, nuovi processi o tecniche di produzione.

Altre fonti di conoscenza interne all’impresa si trovano in diversi segmenti della catena del valore, quali la progettazione, la logistica, il marketing. Si parla in questi casi di “R&S informale”.

La scelta di focus su fonti interne avviene quando l’impresa necessita di:

  • controllare le risorse “core” del proprio business, cioè quelle risorse che maggiormente contribuiscono alla creazione di valore e vantaggio competitivo nel business in cui opera l’impresa; 
  • controllare e voler decidere come orientare le risorse a fini specifici; 
  • limitare l’accesso dei competitor alle stesse risorse (imitazione, utilizzo di stesse risorse a stesso prezzo,…);
  • sfruttare economie di scopo, ovvero può disporre già di conoscenze, anche se parziali, necessarie allo sviluppo dell’innovazione.

Fonti esterne

Le imprese che non dispongono di R&S interna (specialmente quelle di più piccole dimensioni) trasferiscono al loro interno conoscenza da fonti esterne, e in particolare dai fornitori o dai committenti della loro produzione.La conoscenza tecnologica può arrivare dall’esterno attraverso vari canali:

  • beni capitali e intermedi impiegati per la produzione;
  • brevetti a cui accedono tramite licenza;
  • acquisizione o importazione di prodotti o servizi ad alta intensità di conoscenza (hi-tech): possono essere fonte di conoscenza utile a generare innovazioni o imitazioni, tramite il cosiddetto reverse engineering, o semplicemente essere fonte di idee o di stimoli a  competere con progetti altrettanto innovativi;
  • trasferimento tecnologico, che può avvenire in seguito ad accordi di cooperazione con altre imprese o con centri di ricerca per la sperimentazione presso l’impresa di innovazioni tecnologiche già testate o applicate in altri contesti, o per la produzione congiunta o in sub-fornitura di prodotti che richiedono l’uso di macchine o di processi nuovi per l’impresa ma non per i suoi partner.

In generale, la conoscenza esterna può arrivare attraverso l’osservazione dei consumatori finali (imprese a valle). 

I grandi innovatori creano produttori in grado di offrirci continuamente nuove possibilità di interazione, di svago e di semplificazione delle attività quotidiane. La tecnologia per loro è sempre un mezzo e mai un fine. L’innovazione non riguarda solo i prodotti, ma il modo in cui cambiano la nostra esperienza quotidiana. 

Progettare un prodotto, o un servizio, pensando all’esperienza utente significa innanzitutto sviluppare un forte rapporto empatico con l’utente finale, liberare la mente da ogni pregiudizio e rompere gli schemi precostituiti. La scelta di focus su fonti esterne avviene quando l’impresa necessita di:

  • ridurre il rischio, mediante la condivisione con altri;
  • essere rapida nello sviluppo delle risorse e raggiungere i risultati in tempi brevi (ridurre il time-to-market);
  • rendere flessibili i costi (da costi fissi a costi variabili);
  • ottimizzare le risorse, esternalizzando le attività marginali e concentrandosi su quelle ‘core’.

Giusto mix tra fonti interne e fonti esterne

Come in tutte le cose, è importante trovare il giusto equilibrio tra esterno e interno e soprattutto ricordarsi che, per essere in grado di cogliere segnali dall’esterno, è importante disporre all’interno di adeguati sensori.

Per favorire l’alertness rispetto a segnali esterni, occorre:

  • mettersi in una condizione di ‘ricezione’ (osservazione, ascolto, apertura ad altri modi di pensare/fare, etc.);
  • sviluppare internamente capacità di assorbimento:
    • competenze di integrazione al proprio interno di fattori, conoscenze, soluzioni, tecnologie esterne nella propria catena del valore;
    • competenze tecniche di base per comprendere ciò che viene portato dentro da fuori;
    • competenze gestionali per orchestrare e gestire in modo da generare valore nei modelli di business.  
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